Sopravvivere ad una nuova realtà lavorativa: la GIG economy

Se ne discute molto, ma alla fine la GIG economy è un bene o un male? Si tratta di una nuova forma di sfruttamento? E, ancora, possiamo evitare di infragilire le nostre possibilità di lavorare in questo contesto? Cerchiamo di rispondere a questi interrogativi, tra il cambiamento del mondo del lavoro e il potenziamento delle risorse personali.  

Cos'è la GIG economy

A chi non è capitato di fare qualche lavoretto, magari da studente o durante le vacanze? Era il modo per raggranellare un po’ di denaro, magari per acquistare qualche oggetto desiderato, o per permettersi un’uscita serale. Si trattava di lavori atipici, dei “lavoretti”, appunto, che andavano ad aggiungersi alle attività primarie. Poi, un po’ alla volta, il mercato del lavoro è cambiato. Quello che era il lavoro normale ha iniziato sempre più frequentemente a lasciare spazio a quello che la cosiddetta “Legge Biagi” chiama “lavoro non standard”, oppure, come sostengono in molti, al precariato.  

Dal precariato alla GIG economy

"Precario" è un aggettivo decisamente non positivo, che richiama un assetto instabile, pericoloso. A nessuno piace essere precario, anche se non sempre la stabilità è positiva: talvolta rischia di essere noiosa, oltre che rigida e scarsamente capace di rispondere alla sfida dei tempi. Certo è che il lavoro è cambiato: oggi viene richiesta a tutti una maggiore flessibilità e ciò non è sempre facile. L’ingresso nel mondo del lavoro è sempre più difficoltoso e prevede periodi di precariato molto lunghi. Così come non è raro che il percorso lavorativo sia sempre più frammentato, parcellizzato. In questo contesto, la GIG economy si afferma come un nuovo modo di intendere il rapporto tra la persona e il lavoro.  

Il bello e il brutto della GIG economy

La GIG economy è figlia di questi nostri tempi digitali: per molti può essere sinonimo di libertà, per esempio, dagli orari fissi del lavoro tradizionale. Nell'ambito della GIG economy “io lavoro se voglio e quanto voglio, certo se le mie condizioni lo permettono”. E proprio qui sta il lato oscuro: potrei essere un giovane studente che, pedalando sulla propria bici, incrementa le sue risorse economiche consegnando pasti a domicilio, magari tenendosi anche in forma; però potrei essere anche un giovane padre di famiglia che, avendo perso un lavoro a tempo indeterminato, non ha trovato altra possibilità di impiego.  

Vivere bene in tempi di GIG economy

Questa è la parte essenziale. Si può sopravvivere, o addirittura vivere bene, con la GIG economy a patto che sia per noi davvero uno strumento di libertà, finalizzato a sostenere i nostri desideri. Diventa invece un fattore di rischio se resta la modalità primaria, o addirittura unica, per rispondere ai nostri bisogni di reddito. Si tratta quindi di capire come evitare di cadere nella trappola dell’impoverimento professionale, magari abbagliati dalla facilità di accedere ai “lavoretti”. La strada migliore è senza dubbio quella di puntare a manutenere le proprie competenze, cercando al tempo stesso di allargarle e rafforzarle. In altri termini, dobbiamo lavorare al nostro Self-Empowerment.      

Scrivici

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Seguici

 

©2020 WellDevelop S.r.l. 10352590961