Telelavoro vs Smart Working: quali sono le differenze?

Non è per niente banale chiarire la distinzione tra quelle che sono la vision e la mission del telelavoro, una semplice modalità di lavoro da remoto, rispetto a quelle che invece si associano a uno dei cambiamenti di paradigma più imponenti del contesto lavorativo dell’ultimo secolo, ovvero lo Smart Working (o in italiano “lavoro agile”). Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza tra queste due modalità di gestione del lavoro.  

Dal telelavoro allo Smart Working

Ancora oggi si fanno coincidere erroneamente intenti e ideali della filosofia dello Smart Working con quelli del telelavoro. Per poter descrivere correttamente lo Smart Working è necessario prima specificare e delimitare quello che è il telelavoro, così da evitare possibili fraintendimenti. Il telelavoro, nato già nel secolo scorso, rappresenta sostanzialmente una forma di delocalizzazione dell’ufficio. La possibilità per il dipendente di lavorare in qualsiasi luogo egli desideri, tipicamente la propria abitazione, purché tale ambiente sia collegato digitalmente con la sede aziendale. Per quanto riguarda lo Smart Working, invece, lo sganciarsi dalle scrivanie dei propri uffici rappresenta solo uno dei tanti elementi innovativi promessi ai lavoratori. Le esperienze di telelavoro che si sono instaurate, soprattutto in Italia, non hanno fatto altro che rappresentare un trasloco dell’attività lavorativa dall’ufficio alla propria abitazione, mantenendo perlopiù intatte le modalità rigide del lavoro in ufficio. Spesso il telelavorista si trova, infatti, costretto a registrare la propria presenza, tramite la timbratura dei badge virtuali di inizio e fine giornata, proprio come se fosse in ufficio. Lo Smart Working, invece, offre al singolo lavoratore molta più libertà di quanto non faccia il telelavoro. Questo però comporta non di rado molte resistenze da parte dei manager, che dovrebbero concedere maggiore indipendenza e potere decisionale ai propri collaboratori. Ed è proprio questa evidenza uno dei principali fattori che hanno rallentato il passaggio allo Smart Working nel nostro Paese.  

Cosa si intende allora per Smart Working

Spesso, parlando di Smart Working, emerge una diffusa confusione terminologica. Una buona definizione, fatta nel 2015, proviene dall’Osservatorio dello Smart Working del Politecnico di Milano: “un approccio innovativo all’organizzazione del lavoro che integra e supera concetti tradizionali come il telelavoro o il lavoro in mobilità, rimettendo in discussione tutti i vincoli tradizionali a partire dallo spazio fisico, agli orari e agli strumenti di lavoro, [...] lasciando alle persone maggiore autonomia nel definire le modalità di lavoro a fronte di nuovi equilibri fondati su una maggiore libertà e responsabilizzazione sui risultati”. Lo Smart Working, a differenza del telelavoro, oltre a rompere le barriere fisiche dell’ufficio, si impegna anche nel ridefinire gli spazi interni dell’azienda, in modo da consentire ai dipendenti di dotarsi di un luogo di lavoro che meglio rifletta il modo in cui si vive oggi, sfruttando appieno la loro creatività dinamica e connessione emotiva al lavoro stesso. Al di là, poi, della dimensione spaziale, una delle più grandi innovazioni che il lavoro agile include è la flessibilità temporale. Le nuove tecnologie collaborative, già pienamente diffuse, offrono la possibilità di lavorare in maniera slegata, non solo dal luogo in cui ci si trova, ma anche dall’orario in cui si svolge l’attività.  

L’approccio al lavoro dello Smart Working

La vera differenza tra il telelavoro e lo Smart Working, dunque, non è solo legata a un posto, una sedia o un orologio: la differenza sostanziale sta nel modo in cui si concepisce e si vive il lavoro. Il telelavoro, possiamo dire, rimane ancora strettamente legato alla concezione dei vecchi modelli di lavoro tradizionali. Niente a che vedere, quindi, con lo Smart Working, che rappresenta un cambiamento totale di paradigma senza precedenti. Introdurre lo Smart Working nella propria azienda implica rivedere il modello di leadership, rivedere quindi la cultura di quella determinata azienda. È per questo che un piano di Smart Working non si può implementare dall’oggi al domani, pur avendo un’infrastruttura telematica adeguata. Il cambiamento delle policy organizzative e della cultura interna necessita della giusta attenzione e del giusto adattamento. La vision legata allo Smart Working prevede uno stile di leadership che sia empowering, ovvero basato su una progressiva delega e responsabilizzazione del dipendente, con un forte senso di fiducia reciproca alla base e di ownership sui risultati. Lo smart worker, dunque, acquisisce sorprendentemente un’autonomia decisionale come mai prima d’ora. Un’azienda che voglia avviarsi verso un’organizzazione fondata sul lavoro agile dovrà preoccuparsi di sviluppare il Self-Empowerment dei propri collaboratori. Questo richiede, come abbiamo visto, una leadership di un certo tipo, ma anche degli strumenti di sostegno del capitale umano di natura innovativa.

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