Prendersi cura di sé con un counseling motivazionale

Ognuno di noi ha le proprie motivazioni e le utilizza per dirigere i propri passi nei diversi ambiti della vita quotidiana. La motivazione, però, deve essere manutenuta, altrimenti rischiamo di smarrire il senso del nostro agire e ritrovarci disorientati e depressi. Come? Con un counseling motivazionale.  

Motivazione e counseling motivazionale

Ciascuno di noi si muove seguendo i propri motivi, ed è questo che sinteticamente chiamiamo motivazione. La motivazione poi è un ingrediente fondamentale del nostro benessere: quando ci sentiamo motivati, la fatica e le difficoltà non ci spaventano, le energie aumentano e gli obiettivi ci paiono più alla nostra portata. È importante ricordare che le nostre motivazioni sono sempre personali. Come dicevamo, ogni persona persegue interessi e impegni che hanno sempre un fondo personale. Poi, magari, ha bisogno di qualche incentivo che viene da fuori: come un premio che rinforzi quelle che sono le motivazioni personali. Ma alla base rimane una collocazione interna, profonda e soggettiva della nostra motivazione. Talvolta, però, siamo poco consapevoli di questa verità: ci pare che siano gli eventi esterni o le altre persone che ci fanno muovere, ci sentiamo costretti da vincoli che ci obbligano e la nostra motivazione pare scomparire, oppure rimane, ma con un fondo di rimpianto: “non è quello che volevo!”. Per questo motivo un aiuto professionale, come quello offerto dal counseling motivazionale, può essere un valido strumento per scoprire o riscoprire la propria motivazione, per sostenerla, per indirizzarla verso obiettivi perseguibili e soddisfacenti.  

Il counseling motivazionale come cura di sé

La motivazione dunque va alimentata e manutenuta. Lavorare sulla motivazione, o meglio sulle proprie motivazioni, è certamente un modo per prendersi cura di sé. Sarei anzi tentato di dire che è “il” modo per prendersi cura di sé, data la valenza che la motivazione ha nel fronteggiare le situazioni stressanti e nello sviluppare il proprio benessere. Ben venga dunque il counseling motivazionale: il counselor non motiva le persone (ammesso che sia realmente possibile), ma le aiuta a riconoscere e a valorizzare le proprie motivazioni, magari orientandole verso una destinazione funzionale al proprio benessere. Dobbiamo, però, anche ricordare che non tutte le motivazioni sono uguali, né hanno lo stesso peso rispetto al nostro benessere. Una prima distinzione che possiamo fare a riguardo è tra le motivazioni relative alla soddisfazione di bisogni e quelle rivolte al perseguimento di desideri. Rispetto alle prime, che da un lato sono più pressanti, perché i bisogni esigono soddisfazione immediata, ma dall’altro meno generative, poiché questi sono inevitabilmente destinati a ripetersi senza soluzione ("posso mangiare per far tacere la fame, ma senza dubbio tra poco questa si ripresenterà"), le motivazioni legate al desiderio risultano più potenti. Il desiderio, infatti, rappresenta una tensione verso un obiettivo, una meta, che avvertiamo come particolarmente interessante e un fattore di energia per il nostro muoversi (mentre il movimento indotto dal bisogno è solo finalizzato a far cessare il disagio che questo produce).  

Il counseling motivazionale come strumento di intervento organizzativo

Un’ulteriore distinzione in ambito motivazionale può essere quella tra motivazioni edoniche ed eudaimoniche. Mentre le prime riguardano fondamentalmente il perseguimento del piacere, che ha però inevitabilmente caratteristiche effimere, le seconde vanno a cogliere una intrinseca motivazione alla crescita personale e alla realizzazione di sé. Per questo motivo, lavorare sulla motivazione così intesa può essere utile non solo alla persona, ma anche all’organizzazione di cui la persona è membro. Soprattutto perché nel lavoro la dimensione della fatica, e la frustrazione e il disagio che ne discendono, è ineliminabile, ed è quindi importante coltivare un’attitudine alla motivazione generativa, non solo a una motivazione reattiva, legata a un immediato soddisfacimento delle proprie personali necessità. Così, per un’azienda investire su un counseling motivazionale indirizzato alle proprie risorse rappresenta una modalità efficace di promozione del capitale umano. Lavorare sullo sviluppo di motivazioni intrinseche e sostenere le persone nel loro percorso motivazionale è certamente un prendersi cura utile e importante, che peraltro può oggi trovare nel welfare aziendale un canale privilegiato di sostenibilità.  

Cosa fa un counselor e chi è il professionista del counseling motivazionale

Il counseling non è necessariamente un’attività che debba essere svolta da psicologi, ci può essere quindi differenza tra counselor e psicologo: non tutti i counselor sono psicologi, così come non tutti gli psicologi sanno fare counseling. È però vero che quando si tratta della motivazione, cioè di un tema così rilevante per il benessere della persona, è opportuno che il processo d’aiuto venga gestito da un professionista in possesso di competenze certificate e garantite. Da questo punto di vista – in Italia – l’essere uno psicologo professionista offre adeguate garanzie circa:

  • la formazione di base,
  • l’aggiornamento delle competenze possedute,
  • il rispetto di una deontologia professionale ben definita.

Altrettanto non si può certamente dire di molti dei “motivatori” che offrono i loro servizi di counseling in Italia ad aziende e persone. Certamente questo non basta. Per cui il suggerimento è di verificare, oltre al possesso dei requisiti di legge per l’esercizio della professione di psicologo, le specifiche competenze possedute circa il counseling motivazionale e il modello di intervento a cui il counselor professionale si rifà.

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