Cambiare lavoro o cambiare il lavoro?

Lavorare perché

Si deve lavorare per vivere”: lo diciamo, ma non è che ci crediamo davvero. Se si potesse vivere senza lavorare? Alcuni, probabilmente, di fronte a questa domanda sorriderebbero: “magari!”. Altri invece avrebbero qualche remora in più, percependo che il lavoro sia qualcosa di più dello stipendio che se ne ricava. L’ambiguità risiede in ciò che chiamiamo “lavoro”. Per molti è sinonimo di occupazione o posto di lavoro, così al lavoro associamo la dimensione del bisogno e, di conseguenza, se venisse a mancare il bisogno, rinunceremmo volentieri al nostro posto di lavoro. Ma in effetti il posto è una cosa, il lavoro un’altra. Noi di solito ci stanchiamo del nostro posto di lavoro, più che del lavorare. Così, per stare bene, non potendo smettere di lavorare, cerchiamo almeno di cambiare il posto di lavoro.  

Lavorare come

Intendiamoci, non c’è nulla di male a cambiare lavoro. Anzi, se serve, possiamo anche suggerire qualche strategia efficace per farlo con successo. Certo, però, è che se nel cambiamento non cerco solo una nuova occupazione, magari meglio retribuita, ma una diversa prospettiva devo assumere un altro punto di vista: da cambiare lavoro a cambiare il (mio) rapporto con il lavoro. Dovremo quindi farci una nuova domanda: “cosa cerco nel mio lavoro?” Quando la risposta non è soltanto “un reddito”, ma porta dentro anche un desiderio di soddisfazione, di realizzazione personale, di significato, allora dovremo provare a cambiare il nostro modo di stare nel lavoro e di gestirlo.  

Perché stiamo male sul lavoro

Molto spesso le persone non stanno male sul lavoro perché guadagnano troppo poco o perché gli chiedono troppo. Le cause più importanti di disagio sul lavoro sono piuttosto:

  • Non sapere a cosa serve il proprio lavoro;
  • Non capire gli obiettivi che si devono raggiungere e i compiti che si devono svolgere;
  • Non sapere come fare bene ciò che viene chiesto al lavoro;
  • Non avere delle relazioni soddisfacenti con i colleghi e i capi;
  • Soprattutto, non sentirsi protagonisti nel proprio lavoro.

Se queste sono le cause, non è detto che cambiare lavoro sia la strategia vincente. Forse ciò che dobbiamo mettere in campo è il nostro rapporto col lavoro, con ciò che cerchiamo da esso, con le aspettative che abbiamo.  

Come stare bene sul lavoro

Si tratta innanzitutto di riconoscere ciò che ci interessa davvero, che ci interessa di più. C’è un gusto nel lavoro ben fatto che deriva da un lato dal fatto che è qualcosa che serve, che è utile, che porta un contributo, dall’altro dal fatto che ci permette di creare un rapporto di stima e fiducia reciproca con l’azienda, i colleghi, i clienti. Chi fa questa esperienza è di solito più soddisfatto del proprio lavoro e quindi non sente l’esigenza impellente di cambiamento. Come possiamo condividere questa esperienza? Ecco qualche suggerimento. Invece di concentrarci su ciò che del lavoro ci rende insoddisfatti, proviamo a:

  • Individuare il contributo portato;
  • Riconoscere le relazioni positive;
  • Verificare come siamo cresciuti come professionisti e come persone.

Certo, non è sempre facile, siamo così accecati da tutto ciò che non funziona, dalle delusioni, dai problemi, che difficilmente da soli riusciamo a fare questo lavoro.  

Farsi aiutare a vedere ciò che c’è

Ecco quello che serve. Quello che serve di fronte al disagio che proviamo sul lavoro. Quello che serve per costruire un rapporto nuovo, diverso e generativo, con le nostre organizzazioni, con il nostro lavoro: riuscire a vedere ciò che c’è, prima e di più di quello che manca. Per fare questo non è male farsi aiutare. Un counselor che ci accompagna nel rileggere la nostra esperienza faticosa e nel costruire un percorso più praticabile per fronteggiarla. Un coach che ci orienta nelle situazioni e facilita l’applicazione delle competenze che abbiamo nelle circostanze date. Ma anche un collega con cui ci paragoniamo o un capo che si dimostra capace di ascoltare. Perché nessuno riesce a vedere da solo, tutti hanno bisogno di qualcuno che ci indichi cosa aggiungere a ciò che vediamo già. Questo significa affrontare la vita da grandi.

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